Antica Confraternita della Farinata di Bergeggi

La misteriosa storia dell’Antica Confraternita della Farinata di Bergeggi

Come sempre, Guillaume De La Guerre, Monsieur de Tour de la Mer, per brevità lo chiamerò solo Guillaume, mi chiama ad un’ora improbabile e mi dice di saltare sulla moto e raggiungerlo. Mi aspetterà in una pizzeria ligure perché ha da raccontarmi una storia incredibile, quella della Confraternita della Farinata di Bergeggi.

Mi infilo sotto la doccia, prendo Annie e lo raggiungo. Ecco la sua storia.

È stata recentemente ritrovata la storica documentazione della nota Confraternita della farinata in Liguria.

Dai dati in nostro possesso l’Associazione enogastronomica nasce a Bergeggi (SV) il 14 marzo 1363,  giorno in cui Simon Boccanegra fu eletto 1º  Doge della Repubblica di Genova.

Le notizie che seguiranno fanno parte di antichi documenti recuperati e studiati da valenti storici, tra i quali il Prof. Ernestino Squarciatopi e la Dottoressa Serena Nottata da Campolattaro.

Le lunghe ricerche d’archivio hanno prodotto nuova documentazione che ha donato lustro e fama alla piccola località del savonese, vera punta di Diamante del Ponente ligure.

Ora descriveremo gli strumenti e i rituali che hanno reso famosa nel mondo la sopracitata Confraternita.

Si parte dal Testo, non quello scritto, bensì quello utilizzato per la prima volta da Mazzarin du’ Bertassun de Pegli, trasferitosi a Bergeggi nei primi anni del ‘900, sotto falso nome per evidenti motivi di privacy.

Mazzarin (continueremo a chiamarlo così), era un ferroviere in pensione, con la passione per la lavorazione dei metalli. Specializzato nei coprimozzi dei carri bestiame, ebbe l’ispirazione di creare una placca di rame con i bordi rialzati e arrotondati, con la quale pensava di poter rivestire sui due lati le ruote delle biciclette, anticipando le lenti in fibra di carbonio che avrebbero consentito future mirabili performance.

Suo figlio Garmelu oh’ Piscature, nato dodici anni prima a Palermo, ove il padre lo concepì intrattenendosi carnalmente con la Capostazione di Bagheria, era un vero discolo scioperato.

Il pargolo sottrasse dal laboratorio una placca convessa, destinata alla bicicletta di zio Pinini, l’appiattì con una mazza di legno di Cedro, rispettando la curvatura del bordo arrotondato.

Garmelu fece questa operazione per verificare la possibilità di fondere lo stagno in quella sorta di teglia, stagno che avrebbe poi versato in stampini rudimentali per creare dei soldatini con cui arricchire la propria collezione personale.

In effetti vi riuscì, creando al tempo stesso un inutile rivestimento argenteo che fece infuriare papà Mazzarin.

Due denti rotti (di quelli definitivi) e una pedata nel sedere che gli impresse nelle natiche per tre mesi l’impronta paterna del piede destro, furono il bilancio definitivo della sua bravata.

Questo incidente domestico ebbe un epilogo imprevisto: Garmelu aveva “casualmente” inventato il Testo di rame, rivestito di Stagno.

La stagnatura isolava il rame, permettendo alla teglia di essere usata per scopi alimentari.

Ricordiamo che anticamente, nel XIV secolo, si usava solo una teglia di rame che causava migliaia di morti misteriose ogni anno.

Il nome Testo sembra che derivi dal termine latino Cicer arietinum, nome del prezioso vegetale utilizzato per la Farinata il cui termine specifico “arietinum” potrebbe farci ricordare la Testa dell’Ariete…

Un’altra ipotesi proviene dalla possibilità che il padre, Mazzarin, scoperta la lazzaronata del figlio lo abbia colpito con il pugno in faccia (responsabile della perdita dei due denti), urlando: “Testa du Belin…”  da qui il nome di Testo…

A questo punto la storia si complica. Mazzarin non volendo gettare la teglia decise di fare qualche tentativo di natura culinaria, facendo cuocere alcuni tipi di cibo.

Mazzarin era soprannominato Testa Velenusa du rubatà dla povra mama, questo perché quando venne alla luce cadde dal tavolo della cucina, utilizzato come piano da parto, e batté la testa sul pavimento rischiando di morire.

Dopo innumerevoli esperimenti, che comportarono l’uso di grani di liquirizia con pesto, pomodori e meringhe, riso al mascarpone con Cedrata e patate lesse alla crema pasticcera, Mazzarin decise di provare anche la farina di ceci, esclamando… “Nun se sa mai! Che nesciu sape che bellandi se fé co ste robi!” …

La fortuna aiuta gli audaci e i Bergeggini.

Il Prodotto finale è ora considerato una vera squisitezza ligure e si prepara con particolari tagli, previsti dal Rituale della Confraternita della Farinata di Bergeggi, che fanno parte del Corpus dell’antico documento del XIV secolo, riscoperto nel 1973 sull’Isolotto di Bergeggi, in un piccolo forziere sotterrato vicino ai ruderi della chiesa dei Monaci di Lérin:

Il primo Gran Maestro, Sovrano Cuoco e Cuciniere del Re (non si capisce di quale re si stia parlando, visto che Genova era una Repubblica, per di più Marinara), fu BernardoUmbriaco fià d’Unfernu, per via di una alitosi etilica fulminante che lo accompagnò dall’età di quattro anni fino alla morte.

Il Profano veniva fatto dormire chiuso dentro una botte, un tempo chiodata, detta U’Butte de Attigiu (con probabile riferimento ad Attilio Regolo). All’Alba era immerso in un barile di acciughe molto avanti con la maturazione ed esposto al Sole per circa otto ore.

Recuperato il Profano lo si esponeva nudo all’Aria fino al tramonto, legato a quattro paletti conficcati nel terreno, mentre il Gran Maestro, Sovrano Cuoco e Cuciniere del Re, lo percuoteva con un ramo di Acacia.

“Tu sei un vile ignavo puzzolente!” gli urlava il Maestro Oratore mostrandogli il Libro delle ricette delle Trofie al Pesto con Basilico di Prà.

“Si lo sono e me ne vanto”, recitava il profano.

“Ora verrai purificato dal Fuoco!” gli annunciava ironicamente il Gran Maestro, Sovrano Cuoco e Cuciniere del Re.

A questo punto il Primo Cuoco estraeva dal forno il Testo rovente con la Farinata, appoggiandolo delicatamente sul petto del Profano.

La purificazione del Fuoco sacro aveva inizio e l’odore di peli bruciati del Profano testimoniava la validità del Rituale.

“Che tu sia purificato dal Vino!”, gli comunica il Gran Maestro, Sovrano Cuoco e Cuciniere del Re.

Il Secondo Cuoco gli porge una caraffa da due litri di Sciacchetràdelle Cinque Terre imponendogli di berlo (metafora della purificazione dell’Acqua).

Il Gran Maestro, Sovrano Cuoco e Cuciniere del Re, armato di coltellaccio di legno tagliava la Farinata posta nel Testo, creando 7 triangoli isosceli, 5 rettangoli e 3 scaleni.

Tutti i 15 membri della Confraternita si nutrivano sbeffeggiando il povero Profano che, sebbene completamente ubriaco, normalmente non smetteva di urlare per il dolore causato dalle ustioni.

A Cerimonia conclusa il Profano esibiva la nuova cicatrice sul petto dicendo:

“Questa cinta di dolore sia la mia giusta punizione per tutti i peccati commessi, la porterò sempre con me esibendola a futuro monito dei mali compiuti a onore e Gloria della Mirabile Confraternita della Farinata di Bergeggi”.

Oggi l’Antica Confraternita della Farinata di Bergeggi conta circa settantacinque Confratelli, che si riuniscono ogni secondo Sabato del Mese, in luogo segreto, per officiare un Rituale unico nel suo genere. La Confraternita della Farinata di Bergeggi possiede un patrimonio di 26 Testidi rame stagnato, una quantità considerevole di Sciacchetrà delle Cinque Terre, 75 paludamenti color giallo oro e un Labaro che riporta il ritratto di Farinata degli Uberti… citato persino da Dante Alighieri… sembra.

Labaro della Antica Confraternita della Farinata di Bergeggi

Presto una nuova avventura di Guillaume e se ti è piaciuta questa storia puoi leggere il suo racconto sulla Confraternita del Totano.

Buon Appetito

Firma Leo

 

Immagini prese dalla rete

2019-01-13T10:45:22+01:00I Custodi del Gusto|

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