Libum: Una ricetta dall’antica Roma per un aperitivo

Viaggio nella storia del gusto con i Libum dell’antica Roma

 

Ciao, sono Adelaide, eccomi nella cucina di Leo, con questo mio primo post sui Libum romani, inizia una serie di appuntamenti che ci porteranno lontano nel tempo, nell’antica Roma, dove tra antiche ricette, aneddoti, storia e archeologia, scopriremo il fascino di un mondo di cui abbiamo perso colori e profumi e sapori.

La società moderna ha dimenticato i tempi in cui il cibo aveva un valore sacro. Procurarsi cibo non era facile, come non era semplice la sua conservazione. Il cibo era un bene prezioso che la terra offriva agli uomini permettendone la sussistenza. Gli antichi vivevano i ritmi ed i tempi della Natura e concepivano il cosmo come qualcosa di ordinato. In cielo ed in terra le divinità si distribuivano spazi che presiedevano armoniosamente affinché l’ordine fosse rispettato. Ed i Latini che concepivano in tale modo il loro mondo consideravano il cibo un dono prezioso degli dei.

Nelle case romane i Penati erano i Geni protettori della cucina poiché in origine con il termine penus si indicava il luogo dove erano immagazzinati i viveri. Questi Geni rappresentavano la collettività degli spiriti tutelari corrispondenti alla varietà dei viveri in riserva.

Prima di ogni pasto veniva riservata loro un’offerta di sale che purifica e conserva, e di farro, il primo cereale che fu utilizzato dai Romani.

Il Pater familias era colui che regolava i riti assistito dai figli, recitava preghiere e faceva offerte a quelle forze soprannaturali che permettevano buoni raccolti e salute per il bestiame. Ovviamente non si dimenticava di ringraziare anche gli antenati detti Lares che davano il loro nome al foco-lare sul quale si facevano le offerte; una strana sinergia fatta dagli dei e dagli antenati che dal fondo della terra favorivano la crescita del futuro raccolto. 

Fu la dea Cerere ad offrire agli uomini un cibo migliore e lei stessa si accontentava di poco come ci ricorda Ovidio (Fasti, IV 395-492): “Potete offrire alla dea il farro e i grani di sale…Cerere si accontenta di poco, se quel poco è puro”.

Grazie a Marco Porcio Catone, meglio noto come Catone il Censore, vissuto nel sec. III a.C. e alla sua opera De agricultura (Liber de agri cultura) conosciamo gli usi alimentari dei Romani prima delle grandi conquiste in Oriente: un’alimentazione semplice ed una religiosità autentica e profonda.

Non bisogna dimenticare lo stretto legame con il calendario antico, strumento che regolava le attività agricole e religiose, ribadendo lo stretto nesso fra cibo e religione.

Come benvenuto a questo primo appuntamento voglio offrirti una semplicissima ricetta descritta da Catone il Censore, i Libum, panini ben augurali che nel loro nome recano l’idea dell’offerta propiziatoria. La loro cottura rilascerà in casa un piacevolissimo aroma di alloro. Potrete realizzarli e servirli caldi durante un aperitivo accompagnati da un buon vino bianco, possibilmente un Falerno per restare in tema di cucina romana antica.

 

Ingredienti e Preparazione dei Libum:

Ingredienti:

Ricotta di pecora (400 grammi)

Farina (100 grammi)

uovo 1

pizzico di sale

Foglie fresche di alloro

 

Strumenti per la preparazione e cottura: Carta da Forno, una teglia da forno, un cucchiaio, un contenitore per impastare gli ingredienti.

Preparazione:

Anche se Catone consigliava di fare una pagnotta unica, è preferibile fare delle palline di circa 4 cm di diametro. Impastare gli ingredienti tutti insieme e aiutandosi con un cucchiaio, poiché l’impasto sarà molto morbido, far rotolare la pallina sulla farina quindi disporre ciascuna pallina sulla foglia di alloro unta di olio di oliva extra vergine, quindi adagiare sulla teglia ricoperta di carta da forno. Infornare a 180° per circa 25 minuti (vedrete che le palline assumeranno un bel colore dorato e raddoppieranno il loro volume durante la cottura).

Adelaide

 

2019-01-12T10:15:25+01:00Ricette|

2 Comments

  1. Maria Cristina Zitelli 12/01/2019 al 9:37 - Rispondi

    Con leggerezza e competenza, eccoci pronti a realizzare un suggestivo aperitivo, resuscitando aromi, sapori, piccoli momenti di nuova sacralità. Grazie, Adelaide!
    Maria Cristina

    • Adelaide 12/01/2019 al 11:04 - Rispondi

      Grazie a te Maria Cristina. Seguiranno altre interessanti ricette per un viaggio che ci porterà lontano.

Scrivi un commento